SI APRE

Do un’ultima occhiata in giro. Mi sembra tutto a posto. I tavoli sono in ordine, i bicchieri lucidati, la macchina del caffè, accesa da stamattina, ha già fatto il suo rodaggio. Penso proprio di essere pronto. Giro il cartello di apertura attaccato al vetro della porta di ingresso e mi piazzo dietro al bancone. E aspetto.
C’è sempre un pizzico di nervosismo in queste occasioni no? E se non venisse nessuno?
La gente la fuori cammina, come ha sempre fatto, dritta e decisa per il proprio obiettivo, qualunque esso sia: andare in ufficio, a fare la spesa, a incontrare un amico o un amante, al corso di pilates…ma c’è anche chi passeggia con calma, guardandosi intorno, senza alcuna meta.
Ecco, ecco, una ragazza si ferma davanti all’ingresso. Che meraviglia! Che fascino! E che sguardo spaesato. Ora entrerà, mi chiederà l’indicazione per raggiungere un certo luogo. Confesserà di essersi persa, di venire da fuori città, poi come attratta dal locale, dall’odore di nuovo, dall’ambiente caldo e accogliente, comincerà a guardarsi attorno incuriosita. Io la inviterò a sedersi al bancone confessandole che è la mia prima cliente e le offrirò un caffè. Lei sorriderà e cominceremo a parlare di arte e letteratura, di politica e di religione, di viaggi ed esperienze personali, mentre lei si sarà completamente dimenticata del suo appuntamento…oppure no.
Il suo sguardo smarrito dura solo fintantochè non riesce a raggiungere il cellulare perso nel fondo della borsa. Risponde a voce alta, una voce nasale e squillante.
“CIAO…EH…NON TI SENTO…DOVE SEI?…IO SONO QUI…E TU?…AH..SEI QUI ANCHE TU!…BENE…”
Poi, come tutti quelli che rispondono al telefono è assalita dall’istinto inspiegabile di muoversi erraticamente in ogni direzione, fino a svanire nel caos pedonale.
Il sogno è sfumato.
Torno ad aspettare.
Mi guardo intorno per la milionesima volta, assicurandomi che tutto sia perfetto. Mi soddisfa la scelta dei quadri alle pareti e dei libri sparsi un po’ ovunque, ma senza eccedere. Forse si potrebbe rivedere la sistemazione degli stuzzichini sul bancone. E proprio mentre cambio l’assetto delle tartine al salmone la porta si spalanca emettendo un boato sordo, seguito da un mugugno semi-umano:
“Ueeeeeeee”
Mi giro di scatto, ma impiego qualche secondo prima di mettere a fuoco l’identità dei due individui che hanno appena varcato la soglia del mio Caffè.
“Oh dio. E voi che ci fate qui?”
È passato solo qualche minuto da quando il mio sogno è svanito ed ecco che il mio incubo si sta avverando. Volevo un caffè letterario, un luogo d’incontro di menti intellettuali, artistiche, filosofiche e invece chi mi trovo davanti? Lupus e Sidro!
“Bè? Son quasi 10 anni che non ci vediamo e ci accogli così?”
“Solo 10?”
“Bei tempi a Dublino eh? Il ristorante, le feste, le bevute.”
Il ristorante! Eh già. Ci siamo conosciuti li. Otto anni fa. I due peggiori clienti che abbia mai avuto.

Lupus ha circa quarant’anni, un viso spigoloso e butterato, il mento appuntito e occhi piccoli, scuri e un po’ troppo vicini al naso aquilino. Il tutto sormontato da una criniera di ricci neri ma di cui già una discreta parte tende al grigio. Si veste quasi sempre come è vestito oggi: jeans neri attillati, maglia nera aderente infilata nei pantaloni e “chiodo”, naturalmente nero, consumato e addobbato con varie spillette.
L’unica volta che lo vidi vestire in maniera differente, fu quando si presentò al ristorante in smoking bianco con farfallino rosso. “Oggi mi son messo elegante perchè c’ho un’intervista di lavoro.” disse. “Visto che stile? Gli faccio vedere io a questi caproni.”
Eh si, Lupus è un po’ particolare. Non proprio scemo ma, per dirla in maniera il più politicamente corretta possibile: è speciale.
Ricordo ancora la nostra prima conversazione. I primi di giugno del 2001, la Casa delle Libertà aveva appena vinto le elezioni nel Belpaese.

– Hey Lupus, ma che sei venuto a fare qui a Dublino?
– Eh, che ci son venuto a fare. Hai visto che casino in Italia?
– Eh si. Va sempre peggio.
– Ma ora si cambia eh! Adesso che abbiamo vinto vedrai. Ci pensa “il Cavaliere” ci pensa.
– Ah…hmm…mah… Sei contento delle elezioni quindi. Ma allora perchè te ne sei andato?
– Perchè il cavaliere ha detto che ci vuole almeno una legislatura per sistemare le cose. Ha fatto anche il contratto. E allora io me ne vado, aspetto che tutto si aggiusta e poi torno. Son mica scemo eh! E vedrai che paese che viene fuori: Internet, inglese, impresa, grandi infrastrutture, sicurezza, meno tasse, c’ho qui la lista. Sono sicuro che quando torno sarò in un posto talmente bello che mi trovo anche la patonza mi trovo!

Beata innocenza.

Sidro è una di quelle persone per le quali è impossibile determinare l’età. Potrebbe aver 25 anni come 50. Il volto è scavato e deperito, gli occhi grandi ma quasi sempre spenti, a parte in rare occasioni, alle quali in genere seguono “rivelazioni ermetiche”, se mi è permessa l’antinomia. Indossa quasi sempre una camicia a scacchi e pantaloni di tela beige e il fatto che siano due o tre taglie superiori alla sua non lo aiuta certo a sembrare meno magro.
Fuma hashish in quantità decisamente superiori alla media e ciò che non fuma lo vende…o quantomeno ci prova. Non credo di aver mai conosciuto un venditore peggiore. E siccome molto spesso il fumo gli rimane in tasca e non riesce a sbarazzarsene, pretende di usarlo come moneta di scambio. A volte lavora come lavapiatti in qualche ristorante, sia perchè i soldi veri ogni tanto si rendono necessari, sia perchè gli fornisce una, seppur minima, copertura. Ma il lavoro decisamente non fa per lui. Non è raro trovarlo con le braccia in ammollo e la fronte contro la parete, addormentato. Un giorno il manager di un ristorante che lo aveva preso particolarmente a cuore mi raccontò che, avendo ormai desistito dall’ammonirlo, comprò un gommino e lo incollò alla parete, nel punto esatto in cui andava sbattere con la fronte quando si addormentava. “Perlomeno atterra sul morbido” disse.

Lupus ha già occupato un tavolo ed è immerso nella Gazzetta dello Sport, mentre Sidro si è accomodato al bancone e sorseggia il caffè che gli ho preparato, accompagnato da un Montenegro. Rovista nella tasca dei pantaloni per qualche secondo, estrae un pezzetto di fumo e lo mette sul bancone allungandolo nella mia direzione.

“Sidro, quante volte te lo devo dire! L’Hashish non è una moneta corrente! Non lo puoi usare per pagarmi il caffè, non puoi farci la spesa, non lo puoi depositare in banca, non direttamente per lo meno…Questo te lo offro io.”

Sidro non cambia espressione, ne direzione dello sguardo, che è sempre puntato sulla tazza del caffè. Semplicemente allunga la mano e si rimette il pezzo di fumo in tasca. Ma i suoi occhi possiedono uno strano luccichìo. Passano una decina di secondi e le sue labbra cominciano a muoversi.

“Il Mondo attraverso la pagina scritta è tutto uno Sguiribaus!”

Ecco la rivelazione ermetica.
Non tento nemmeno di capire che cosa voglia dire e ho tutta l’impressione che questi due non se ne andranno facilmente.

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3 pensieri riguardo “SI APRE

  1. NOTES:
    The picture is Hopper’s “Nighthawks” as revisited by Mariajose Gomez.
    I owe the “Gommino” episode to Antonio Riccio, inexhaustible source of anecdotes.

  2. Non posso mancare all’inaugurazione del tuo caffè… verrò spesso a dare un’occhiata.
    In bocca al lupo per la nuova avventura.

    P.S. Con la scelta di Hopper caschi sempre bene.

  3. Sei bravo! l’apertura del Caffè mi ha divertito, leggero ma non evanescente…una pennellata a tratti decisi della nostra ‘moderna’società 😉 ora mi leggo il resto. baaaaciiiii!

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