L’ANIMALE CONSAPEVOLE

Non si può stare tutte le volte al Caffè e questa è una di quelle volte. Ciò che segue è il progetto di un documentario che a un certo punto ha preso la sua strada, trasformandosi in qualcosa di completamente diverso. Chi lo leggerà si renderà forse conto che un tema del genere necessita di approfondimento e che molte argomentazioni sono solo accennate. È vero, ma questo comportava cimentarsi in un progetto di tutt’altra portata rispetto al formato del blog.  Comunque, per supplire a questa carenza e per chi fosse interessato ad approfondire l’argomento, ho disseminato il testo di collegamenti ipertestuali e di riferimenti che possono essere facilmente ricercati. BUONA LETTURA.

L’ANIMALE CONSAPEVOLE

Le condizioni del mondo attuale sono sotto gli occhi di tutti e credo che non si possa dire, senza timore di vedersi immediatamente allungare il naso, che le cose vadano bene. È come se ci trovassimo nel pieno di un tornado, marciando sempre più vorticosamente verso la sua stretta e distruttiva base. E il tornado si sa, non discrimina, attira e distrugge tutto ciò che incontra, lasciando dietro di se quel che noi abbiamo di fronte:

–    Il cambio climatico
–    La mancanza di risorse (acqua, cibo, risorse energetiche etc.)
–    Inquinamento
–    Disboscamenti
–    Inondazioni e desertificazione
–    Sovrappopolamento
–    Povertà sempre maggiore e sempre più allargata
–    Ritmi di vita sempre più frenetici e insostenibili
–    Propensione cieca e inconsapevole alla violenza gratuita
–    Minacce nucleari e biologiche

E via dicendo.
Esiste una connessione diretta e profonda tra la maggior parte di questi avvenimenti e il modello di cultura “dominatrice” che l’uomo ha imposto alla natura, a se stesso e ai suoi simili negli ultimi 6/7 mila anni. Questo modello si basa su una organizzazione sociale piramidale, autoritaria e di stampo patriarcale, che si appoggia sull’uso della violenza e della forza (per preservare la struttura verticale), il mantenimento costante di un grado di tensione e paura (per controllare i livelli sottostanti), l’incitamento al possesso e al materialismo (linfa vitale dell’economia) e la sottomissione della donna.

La definizione di “modello dominatore” è stata per prima introdotta dalla sociologa austro-americana Riane Eisler nel suo libro The Chalice and the Blade, anche se non abbiamo certo bisogno dei suoi studi per riconoscerne le caratteristiche principali nella nostra società di oggi.

Eppure, non è sempre stato così.

Sempre secondo la Eisler infatti, esiste un sistema socio-culturale, antecedente e contrapposto al modello dominatore, chiamato “modello mutuale”, formatosi all’inizio dell’era neolitica e sviluppatosi successivamente nella civiltà minoica e più tardi a Creta, prima di soccombere al modello patriarcale.
Le sue caratteristiche principali prevedevano un’organizzazione democratica e più orizzontale della società, una considerazione paritaria dei sessi (dove le caratteristiche prettamente “femminili” quali la premura e la non violenza erano altamente presi in considerazione) e un minor utilizzo della violenza in generale, poiché non vi erano caste o gerarchie da difendere.

Ora, osservando il mondo più attentamente, mi accorgo che parvenze di questo antico modello stanno a poco a poco riaffiorando in parecchi settori della nostra società: dalla ridistribuzione delle risorse alimentari ed energetiche, ai timidi tentativi di suggerire modelli sociali basati sulla condivisione e l’autogestione di dette risorse in maniera orizzontale, come avviene con Internet e la rete. Ma la loro voce è ancora troppo debole. Come mai?
Il modello dominatore è talmente radicato nella nostra società, che per superarlo, ci vuole uno sforzo in più. È necessario un salto di consapevolezza radicale che faccia ripensare completamente il sistema di rapporti tra gli uomini stessi e tra l’uomo e la natura.

Forse, se vogliamo trovare una soluzione per il futuro dobbiamo voltarci a guardare il passato.

È stato l’etnobotanico Terence McKenna nel suo libro “The Archaic Revival” ad avvertire per primo la necessità di abbracciare i principi del modello mutuale descritto dalla Eisler, aggiungendo però, che per arrivare a questo obiettivo avevamo bisogno di acquisire un maggior grado di coscienza. In altre parole, secondo McKenna, era necessario recuperare il pensiero antico originale, che aveva portato alla creazione di quel modello.
Fu all’inizio degli anni 70, dopo aver trascorso alcuni mesi nel cuore dell‘ Amazzonia, a contatto con tribù sciamaniche che McKenna giunse a queste conclusioni. Le stesse a cui arrivò Manuel Almendro, psicologo spagnolo, autore del libro “Chamanismo” e promotore della Psicologia Transpersonale, e molti altri che li precedettero o li seguirono in esperienze simili.

Lo sciamanesimo è la più antica forma di spiritualità esistente, originatasi nelle civiltà di quasi tutto il mondo a partire dal Paleolitico Superiore (50.000/15.000 anni fa) e giunta fino a noi praticamente intatta, nei suoi fondamenti e rituali. Si basa su una relazione profonda, quasi osmotica dell’uomo con la natura, attraverso il raggiungimento di uno stato di coscienza superiore che riconosce una realtà molto più ampia di quella che normalmente riconosciamo come tale. Una forma di conoscenza che sviluppa la via della Mente Nativa (o mente sciamanica), ovvero una mente pulita, innocente, non ancora influenzata dal pensiero, che si relaziona al mondo in maniera immediata e totale, come può fare un bambino o un animale.

Ma quali sono le ragioni che hanno spinto McKenna, Almendro e gli altri, a insistere sul recupero della mente sciamanica da parte dell’uomo occidentale come via per poter cambiare il suo approccio col mondo, al fine di poter uscire dal tornado?

Andiamo per gradi.

In primo luogo, pare che esista una piattaforma universale, sulla quale siedono tutti i saperi dell’uomo, una base primordiale comune, tanto allo sciamanesimo quanto al resto delle religioni originali (ovvero il loro centro mistico, spogliato delle differenze culturali), ma anche di numerose correnti filosofiche, (neoplatonismo e derivati), nonché scientifiche (si pensi alla fisica quantica)e psicologiche.
Fu il monaco umanista Agostino Steuco a dargli per primo un nome, battezzandola Filosofia Perenne. Il concetto fu poi ripreso dal filosofo matematico tedesco Gottfried Leibniz e in epoca contemporanea da Aldous Huxley.
I principi fondamentali della Filosofia Perenne affermano che:

–    Esiste una realtà più grande rispetto al mondo fisico/fenomenologico che normalmente riconosciamo come tale. Questa realtà non può essere percepita attraverso i sensi, ma certamente l’anima e l’intelletto umano ne sono suoi testimoni nell’essenza più profonda.
–    L’essere umano riflette la natura di questa realtà in due aspetti: mentre il corpo materiale è soggetto alle leggi fisiche della nascità e della morte, l’altro aspetto è trascendente, senza tempo, è l’essenza stessa dell’universo.
–    Tutti gli esseri umani possiedono una capacità (anche se la gran parte delle persone l’ha dimenticata) per poter riconoscere a livello intuitivo la verità ultima e assoluta sulla natura della realtà. Questa percezione è la meta finale degli esseri umani e il suo sviluppo ed esercizio sono il proposito della loro esistenza.

In secondo luogo, per poter diventare sciamano, l’iniziato deve affrontare un viaggio sia fisico che interiore, caratterizzato da diverse tappe:

–    la chiamata e la crisi: un segnale esterno che richiede all’iniziato di abbandonare la sua vita normale.
–    l’apprendimento: l’inizio del viaggio, il contatto con i propri mostri e i propri fantasmi, la discesa agli inferi e l’ascesa al paradiso, l’acquisizione della conoscenza.
–    il ritorno: entrato in contatto con la realtà vera, l’iniziato deve tornare al suo mondo.
–    il servizio: una volta tornato, l’iniziato trasformato in sciamano (l’uomo comune che riceve l’illuminazione) mette il suo sapere a disposizione degli altri.

Come nel caso della Filosofia Perenne, straordinariamente, le tappe del viaggio sciamanico, coincidono con le tappe di quello che è conosciuto come “Il viaggio dell’eroe”, una struttura archetipica, alla base della gran parte dei miti, o saghe, o favole, o ideali religiosi, che siano mai stati prodotti in ogni cultura e in ogni epoca e conosciuto anche come “Monomito”. Il termine, introdotto dallo scrittore e professore di mitologia e religione comparativa, Joseph Campbell, nel suo libro “The hero with a thousand faces”(1949), non descrive soltanto una mera struttura narrativa, ma un vero e proprio impianto psichico, sempre presente fin dalla nascita dell’uomo.

Mettendo insieme questi due elementi quindi, è attraverso il viaggio psico-fisico-spirituale del Monomito che si giunge alla conoscenza universale della Filosofia Perenne, una conoscenza che permette di vedere il mondo con gli occhi di un’innocenza primordiale, la mente nativa, ma con una consapevolezza superiore, capace di farci percepire non come esseri individuali distinti, ma come parte di un organismo totale, armonioso e in perfetto equilibrio. È questa la consapevolezza dello sciamano e del mistico e la straordinaria notizia è che questa capacità è presente in ogni individuo. Possiamo trasformarci in animali consapevoli. Abbiamo un genio dentro di noi, tutto ciò che dobbiamo fare è fregare la lampada e farlo uscire.

Ma come? Dobbiamo forse trasferirci tutti nella giungla e seguire rituali sciamanici? O isolarci sul monte e meditare col maestro Zen?
Assolutamente no, ma serve un radicale cambio di prospettiva, bisogna volgere lo sguardo verso l’interno per tentare di scoprire la nostra relazione con l’universo, perché come dice il Dr. Almendro, abbiamo fatto passi da gigante nella scienza e nella medicina, ma in decine di migliaia di anni della nostra esistenza non abbiamo avanzato un solo millimetro nella conoscenza di noi stessi, non abbiamo mai messo la testa fuori dalla caverna di Platone. Tutto ciò che vediamo sono ombre, mentre la realtà rimane fuori.
Il modello illuminista (e prima ancora rinascimentale), dell’uomo al centro del mondo, scricchiola e vacilla non appena ci rendiamo conto, come rivela Blaise Pascal, di quanto piccoli e insignificanti siamo al cospetto dell’universo. Frasi come “Stiamo distruggendo la natura” sono pretenziose e prive di senso. Tutto ciò che possiamo fare, e stiamo facendo, è distruggere noi stessi. La natura sta semplicemente riassettando il suo equilibrio, e se per farlo avrà bisogno di spazzarci via lo farà con un colpo di tosse, senza pensarci due volte.

Ma, come ho detto all’inizio, barlumi di una nuova (primitiva) coscienza stanno riemergendo.
Pensiamo alla visione quanto mai fattibile, ma tuttora ignorata di un’economia all’idrogeno teorizzata da Jeremy Rifkin; alla progettazione di edifici autonomi (ovvero edifici che “imitano” le piante producendo da sole tutta, o quasi, l’energia di cui hanno bisogno per mantenersi), disegnati dagli architetti Brenda & Robert Vale; alla rivoluzione del concetto di produzione industriale ideato da Braungart & McDonough secondo il principio “Cradle to Cradle” (dalla culla alla culla), per il quale ogni oggetto prodotto è costituito da parti che, una volta esaurita la vita dell’oggetto stesso, sono completamente riutilizzabili in altri ambiti o riassorbiti dalla natura, proprio come qualunque elemento organico; alle organizzazioni che premono per un cambio decisivo dei modelli socio-economici attuali, a favore di strutture più equilibrate e orizzontali.

Le soluzioni per un mondo nuovo esistono già, sono sempre esistite e sono dappertutto. Bisogna solo togliersi le bende dagli occhi e cominciare a cercare.

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Un pensiero riguardo “L’ANIMALE CONSAPEVOLE

  1. Hola Raúl.
    Continuando con nuestro té de la semana pasada respecto a un pasado ideal matriarcal (o no machista) y pacífico… esa una bonita historia que yo me resistía a creer… no se puede considerar verdad, sí una teoría, pero la prehistoria no es historia…no hay nada escrito, faltan datos, pruebas…soy una escéptica.
    He aquí un pequeño artículo que habla del mito del pasado matriarcal:

    http://www.elpais.com/articulo/internacional/PANAMa/matriarcado/patriarcado/elpepiint/19900201elpepiint_7/Tes/

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