CONSUMARE

Lupus entra al caffè carico di pacchi, borse, ma soprattutto un altro terribile vestito nuovo. Punta dritto verso di me e, tutto affannato, deposita le sue compere sul bancone, incurante di aver invaso lo spazio dei due clienti a fianco. Ora che me lo trovo di fronte, noto l’Ipod Touch nuovo e luccicante che gli penzola dal collo.

“Che succede? Hai già fatto le compere di Natale?

Niente.
Gli stacco prepotentemente le cuffie dalle orecchie.

“Ho detto che succede, che è tutta sta roba?

Invece di rispondermi, Lupus estrae da un bustone “MediaWorld” un marchingegno simile ad una nave spaziale in miniatura e me lo piazza davanti.

“Tieni, questo è per te.”

“Che cos’è?”

“Come che cos’è? Un frullatore.”

“Ahhhh…Ma ce l’ho già un frullatore.”

“Eh be’. Ora ne hai un altro. Anzi butta via quel rottame. Questo è l’ultimo modello. Cinquanta funzioni automatiche, 20 velocità e c’è anche il telecomando. E guarda qui che gioiellino.”

Si riferisce all’Ipod.

“Non ho ancora capito come cazzo funziona, ma è bellissimo.”

Una strana luce nel suo sguardo, mi ricorda quelle persone sotto effetto massiccio di droghe eccitanti, ma so che Lupus, a differenza di Sidro, non assume droghe. Purtroppo il suo modo di essere non può attribuirsi a nessuna recente causa esterna.

“Lupus si può sapere che ti prende?”

“Il Cavaliere dice che bisogna consumare.”

“Ahhhhhhh.”

“La crisi è colpa nostra – anche se io penso che sia un po’ colpa tua. Guarda qua. Mi sembra la mensa del dopolavoro, altro che Caffè. Investi! Allunga le braccia un pochino.”

“Ma sei scemo?”

Domanda retorica.
“E poi, dove hai preso i soldi per comprare tutta sta roba, che piangi miseria ogni volta che ti chiedo di saldare i conti?”

“Ahh. Vedi che sei negativo? E taccagno. – Ho chiesto un prestito alla banca.”

“Cosa!? – E come pensi di restituirglieli i soldi?”

“Oh, Basta!”

E fa una croce con gli indici, puntandomela addosso come per esorcizzarmi.

“Quanto pessimismooooo. Dov’è la fiduciaaaa.”

Non trovando un complice in me, Lupus tenta di sedurre Sidro, estraendo da una delle buste più piccole uno Zippo, di quelli straordinariamente pacchiani, con un’aquila incisa su un lato e la bandiera americana sull’altro.

“Ehi Sidro, guarda che ti ho preso? Son quelli che piacciono a te no?”

Sidro abbozza un mezzo sorriso, afferra lo Zippo, poi si mette l’altra mano in tasca estraendo il suo. Li allinea sul bancone, uno di fianco all’altro e li osserva. Il suo ha incisa la faccia di Bob Marley da un lato e la bandiera giamaicana sull’altro. Li accende contemporaneamente e rimane per qualche secondo ad osservare le fiammelle. Poi, dopo aver tirato un lungo sospiro, sussurra:

“Non c’è più il PCI, e nemmeno i calzolai”.

Sibillino come sempre.

Però questa volta credo di sapere cosa intende.

Nel corso del tempo, la gestione del potere è sempre stata in mano a entità particolari. Dagli imperatori semidei dell’antichità, alla Chiesa medievale, che raggiunse l’apice del controllo onnipotente nelle inquisizioni del cinque/seicento.
A proposito, di recente ho assistito ad una mostra sulle torture utilizzate durante l’Inquisizione. Neanche Dario Argento sotto allucinogeni potrebbe partorire una simile fantasia e ingegno morboso per infliggere dolore. Raccapricciante, soprattutto se si pensa che è stato concepito dalla Chiesa. Ma questa è un ‘altra storia.
Dopo la rivoluzione industriale, il potere si spostò verso l’allora nuovo stato sociale: la borghesia, culla delle ideologie dei primi del novecento, che diedero luogo ai partiti politici, nelle cui mani cadde l’esercizio del controllo e del potere sugli stati.
Con la creazione di nuovi agglomerati economici, il ruolo sempre più importante delle banche centrali e lo stretto rapporto di queste con le forze politiche, il potere è traslato in un processo quasi osmotico, dalle terze alle prime due.
La differenza rispetto al passato è che la gestione di questo potere non è più chiara e palese, ma opera occultamente attraverso un sistema politico, svuotato ormai di ogni riferimento ideologico.
La maggior parte dei capi politici del mondo occidentale sono: o ridotti a semplici marionette nelle mani delle corporazioni economiche, o invischiati in rapporti d’interesse con le suddette, o, come nel caso del cavaliere, rappresentano sia l’una che l’altra parte, creando non pochi problemi di schizofrenia comportamentale.
È ovvio, che la legge fondamentale che determina la politica di azione di banche e corporazioni è una sola: super produzione e consumo per generare profitto.
Questo significa immettere sul mercato sempre più prodotti, sempre più velocemente, a prescindere dal fatto che servano o meno e rincoglionire l’individuo (consumatore), attraverso i sempre più potenti e sempre più rincoglionenti mezzi d’”informazione” (ecco che il cavaliere spunta di nuovo fuori) affinché si riforniscano del maggior numero di suddetti prodotti, a prescindere che se lo possano permettere o meno (ed ecco il monito del cavaliere).
Ma io che non sono moralista, mi chiedo. Questo è semplice capitalismo, il sistema che abbiamo adottato da più di un secolo. Qual è il problema?
IL problema è che ogni sistema per funzionare necessita di equilibrio, mentre questo sistema, fallace in partenza, si basa proprio sull’opposto. La produzione ipertrofica crea squilibri in tutti i settori: sociale, ambientale ed energetico. E oggi questi squilibri stanno raggiungendo il punto di rottura.
Progresso?
Mi ricordo che da ragazzino quando andavo al supermercato a comprare l’acqua, le bottiglie erano di vetro e c’era il “vuoto a rendere”. Prima di comprarsi un nuovo paio di scarpe queste dovevano passare almeno venti volte dal calzolaio, e se arrivavi tardi dalla panettiera non trovavi più neanche una rosetta.
Ora è tutto in plastica avvolto in tripla confezione, basta un graffio sulle “Nike” per comprarsene un paio nuovo e i supermercati sono strapieni di pane che dura 2 anni.
Non sto dicendo questo perché sono un vecchio nostalgico che sogna il passato sospirando. Non sono ne vecchio, ne malinconico e mi piace stare nel presente. Penso solo che abbiamo perso contatto con la realtà, con le cose essenziali, con ciò di cui veramente abbiamo bisogno e mi piacerebbe che la gente si svegliasse dall’incantesimo e cominciasse a prendere decisioni con la propria testa.

Ecco cosa voleva dire Sidro.

Ora devo interrompere, perché Lupus sta tentando di “persuadere” i clienti a ordinare più consumazioni, utilizzando toni minacciosi.

P.S. Avete dato uno sguardo al video? Mi è stato segnalato da Ana. Si tratta della scena di un film spagnolo dal titolo “El Concursante”, dove viene spiegato in maniera semplice ed esaustiva, il principio del funzionamento delle banche. Molto istruttivo.

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Un pensiero riguardo “CONSUMARE

  1. il video è spaventosamente illuminante…quanto al tuo scritto, penso le stesse cose, ma con l’occhio rivolto verso i rapporti umani…mi chiedo se siano la conseguenza, o la causa di questo sfacelo di interazioni emotive, oltre che economico
    smackkkk!!! 😉

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