L’Arte di Indignarsi

Ieri ho visto un documentario su Pasolini. Non un gran che. Una serie di teste parlanti più o meno legate al poeta/regista, che si erano autoassegnate il diritto di chiamarlo per nome proprio, (Io e Pierpaolo…Pierpaolo era questo…con Pierpaolo c’era un rapporto così…etc) ostentando una confidenza che sapeva più di vanità e di desiderio di brillare di luce altrui. Il tutto condito da interminabili serie di fotografie accompagnate da musica malinconica. Le uniche parti da salvare e ovviamente, gli spezzoni di vecchie interviste a “Pierpaolo” stesso. Ed è proprio uno di questi spezzoni ad avermi colpito in modo particolare.

L’intervista è all’aperto, in una località marittima (che dopo ho scoperto essere nei dintorni di Sabaudia), Pasolini è in primo piano, senza i soliti occhiali scuri, il viso più scarno ed emaciato del solito.
Parla del Fascismo e di come lui lo considera un fenomeno legato ad una banda di criminali che aveva tentato, non riusciendoci, di omologare e appiattire ciò che di fatto rende unico il nostro paese e cioè la sua ricchissima diversità culturale e sociale. Eppure, laddove vent’anni di soprusi e violenze, costrizione forzosa di un modello di stato immaginario, con una lingua di fatto posticcia (l’Italiano) avevano di fatto fallito, stava invece riuscendo un altro ismo il consumismo. Nel giro di pochi anni infatti era riuscito a piallare e omogeinizzare il paese, distruggendolo. Questo, secondo Pasolini, era il vero fascismo, ancora più pericoloso e devastante perché subdolo e intangibile.
In qualche modo stava anticipando il nostro presente.
Chissà cosa direbbe oggi.
Sono convinto che se fosse vivo ora, non inveirebbe contro “le dittature parlamentari” alle quali siamo abituati, ma si scaglierebbe contro il cittadino medio (equivalente odierno del piccolo borghese, ma con contorni meno definiti), contro la sua mediocrità e sonnambulismo, contro la sua incapacità di indignarsi. Non urlerebbe ne farebbe comizi. Scriverebbe versi devastanti, più efficaci di qualsiasi pulpito.
Ma credo anche che ora, nessuno sentirebbe più il bisogno di farlo fuori. Verrebbe semplicemente annullato, con l’affinata tecnica odierna che tutto ingoia per lasciare tutto uguale. Ad ogni tentativo di critica verrebbe diffamato, ingiuriato, deriso. Salterebbe fuori qualche scandaluccio, le sue parole verrebbero rielaborate e distorte, verrebbe sollevato un gran polverone per un paio di giorni e poi giù nel dimenticatoio, rimpiazzato da qualche notizia da pescare negli inesauribili pozzi della cronaca, che sia nera, rosa o di qualche altro colore.
Forse è meglio che sia rimasto li, in un mondo dove le parole avevano ancora la forza di incutere timore e cambiare destini, dove la denuncia poteva ancora “provocare” cambiamenti.

Pericolosa è quella società che non si scandalizza, che passivamente subisce, che si muove col telecomando.

Dove sono finiti gli intellettuali veri?

 

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