LA GOMBOLLA

“Siccome avevo preso un altro brutto voto, mio padre mi disse:
– Va bene, allora oggi verrai con me a lavorare. Così vedrai come si fatica!
Mio padre faceva il giardiniere, e andava in giro per i giardini altrui. Andava a potar piante, rastrellare foglie e tagliare erba col suo potente tagliaerba.
Quel giorno doveva occuparsi niente meno del giardino dei terribili Lorchitruci.
I Lorchitruci erano la famiglia più ricca e potente della collina. A me facevano paura due cose di loro: il nome, perché mi veniva da pensare a degli orchi molto truci; e il giardino, appunto, perché era chiuso da una muraglia gigantesca dietro la quale chissà che cosa mai si nascondeva.”

Il cancello enorme, di ferro battuto scuro e bulloni grandi come una mano, s’aprì pesantemente, ricalcando i solchi sul terreno appena visibili. Subito il mio sguardo fu folgorato dal paesaggio che si mostrava davanti a me: un giardino incantato. Enormi cespugli color albicocca e menta, con fiori bianchi e rosa a forma di caramelle, costeggiavano il viale che conduceva alla magione. Querce secolari, magnolie e ciliegi sostavano imponenti qua e là  lungo l’immenso parco circostante la splendida dimora. Un profumo di fiori, frutta e zucchero aleggiava nell’aria, mi sentivo un po’ stordito e felice. Mio padre mi riportò subito alla realtà <<C’è molto da fare oggi. Mettiamoci subito all’opera!>> Mentre parlava, ci avvicinavamo alla casa, grandissima e spaventosamente nera. Il maggiordomo ci accolse come solo un dipendente della famiglia Lorchitruci potrebbe fare: impalato sulla porta, lo sguardo torvo, consegnò a mio padre la lista dei lavori da svolgere, si girò sui suoi tacchi e se ne andò. Mentre seguivo con lo sguardo la sua sagoma allontanarsi, udii la voce di una bambina:<< Ehi! Tirami fuori di qui per favore!>> Mi girai ma non vedevo nessuno.<<Chi sei? Dove sei?>> <<Sono Mya, sono sotto di te! Non mi vedi?>> Abbassai lo sguardo verso la punta delle scarpe e, a una prima occhiata non vidi nessuno.<< Ehi, tu! Ti prego, liberami, prima che tuo padre mi uccida col tosaerba!>> Guardai nuovamente e stavolta, con mio stupore, riuscii a vedere la sagoma di una bambina, composta dai ciuffi e fili d’erba che stavano proprio sotto le mie scarpe! Papà sembrava non accorgersi di nulla, e si avviò col potente tagliaerba verso la muraglia, per iniziare un percorso di tosatura ad asola che avrebbe restituito un po’ d’ordine a quella sterminata distesa verde. Un po’ spaventato dalle parole della bambina, le chiesi subito concitato  << Cosa devo fare? E che ci fai lì?>> <<Sono rimasta intrappolata in un sortilegio che Mister Ron mi ha lanciato perché non gli facevo abbastanza grattini sul pancino!>> <<Mr. Ron? Grattini sul pancino?>> << Ma sì! Il mio dispettoso gatto! Per liberarmi devi rubargli i crostini, neutralizzando prima tuo padre. A quel punto, potrai ricattare Mr. Ron e lui ti dirà cosa fare>> Incredibile, pensai, già non sopporto i gatti, figuriamoci doverci discutere! Mya, che era incantevole, anche vista attraverso i fili d’erba, mi disse con la sua voce dolce ed entusiasta << Strappa una caramella dai cespugli e falla mangiare a tuo padre. S’addormenterà d’un sonno profondo. Poi ci penserò io, una volta liberata, a risvegliarlo! Così feci. << Edo, siamo qui per lavorare, non per fare baldoria!>> mi ammonì subito mio padre appena gli offrii il dolcetto ma, dopo qualche reticenza, l’accettò di buon grado e, poco dopo averla assaporata, s’accasciò su se stesso, pacifico e beato. Corsi a cercare i crostini di Mr. Ron e glieli rubai. In men che non si dica, una gigantesca palla di pelo fulvo tigrato, con due occhi verdi aperti a fessura, mi squadrava da capo a piedi. La coda grossa volteggiava nell’aria come una sciabola pronta a colpire, acquattato in posizione d’assalto.<<Come osi toccare il mio cibo? Adesso assaggerai la potenza dei miei artigli!>> minacciò. Ribattei autoritario << Ti darò i crostini se libererai Mya dal sortilegio!>> Rifletté felinamente: il cibo valeva più dei grattini, e disse << Trova il serpente nero, annodalo su se stesso. Mentre cerca di liberarsi, lancerà in aria degli oggetti magici. Afferra la Gombolla e portala a Mya>>. Fui fortunato: il serpente stava strisciando incuriosito intorno al corpo di mio padre e fu facile prenderlo, un po’ meno recuperare la Gombolla. Non sapevo nemmeno com’era fatta, avrei potuto sbagliare oggetto, perdendo Mya e mio padre in un colpo solo. Annodato il serpente, lo adagiai a terra: subito si dimenò per sciogliersi, e lo sfregamento della sua pelle lanciò in aria gli oggetti più strani. Mr. Ron però non mi aveva detto che gli oggetti si vedevano solo il tempo di un rimbalzo a terra, dopodiché scomparivano per sempre! Uscirono come fuochi d’artificio:  una bacchetta magica, una stella, orsetti e draghi che sputavano fiamme…ed eccola! Una palla trasparente e gommosa che cambiava dimensione alla velocità della luce…Deve essere lei…Presa! Felice e orgoglioso della mia impresa coraggiosa, corsi da Mya.<<Bravo!>> mi disse.<< Ora appoggia la Gombolla a terra e saltaci dentro! Dovrai rotolare fino al pozzo, e lanciarti dentro per recuperare la fiamma magica. Poi torna da me e cospargi la mia sagoma del fuoco fatato. L’erba si essiccherà e io sarò libera! E, come premio, ti darò anche un bacio!>> Elettrizzato, rimbalzai fino al pozzo all’interno della sfera magica, che da piccola piccola s’era fatta tanto grande da contenermi. Mi ci tuffai come uno scapicollato, e lottai un po’ con la fiamma, perché era capricciosa e si nascondeva sotto l’acqua, per poi riemergere all’improvviso in un punto sempre lontano da me. Ma ero molto determinato: bagnai le braccia fino ai gomiti, cercandola come una pepita d’oro, e riuscii ad afferrarla per il codino…ce l’ ho fatta! Ora Mya mi bacerà! Risalii in superficie rimbalzando a zig zag lungo le pareti del pozzo, corsi dalla mia amata e feci come mi aveva indicato…Una bellissima bambina dai capelli lunghi e mori e occhi azzurri mi guardava ora sorridendomi<< Grazie, come avrei fatto senza di te?>> avvicinò le sue splendide labbra alle mie, chiusi gli occhi e mi chinai in avanti con la bocca a forma di cuore, pregustando tutta l’emozione del mio primo bacio…

<< Edo, svegliati!>> era mio padre. Ma come? <<Edo, ti ho portato con me per lavorare, non per fare i sonnellini sotto le piante! Seguimi, ti insegno a usare il tagliaerba. Veloce!>> Avevo sognato? Mi sa di si…infilai le mani in tasca, sconsolato e…sorpresa! La Gombolla era lì, era vera! Quindi anche Mya non era stata solo un meraviglioso sogno!<< Ti troverò mia adorata, ovunque tu sia!>> Gongolando e fischiettando, pensai che lavorare non era poi così male!

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Un pensiero riguardo “LA GOMBOLLA

  1. ora che lo vedo dal pc invece che dal cell, sembra ancora più vero…emozionante…
    oh, ‘nkia bbbbrava però sta cerripoison! A’Rah, o come t’antitoli, dije de scrive’ artre cazzate che no’ se femo du’ risate!!! EDDDAJJJEEEE’ ;))))
    Un bacio da ‘SCEL LAPEZZATA

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