“BIENVINGUTSE”

Presentazione del libro “Vivo Altrove” di Claudia Cucchiarato. Istituto di Cultura Italiana di Barcellona. 18/10/10


Chi ha partecipato alla presentazione del libro di Claudia Cucchiarato, giornalista freelance che da cinque anni risiede a Barcellona, avrà avuto la strana sensazione di sentir parlare di se.
Eh si perché le storie di nuova emigrazione italiana raccolte in “Vivo altrove” riflettevano in qualche modo le storie del pubblico in sala, che a sua volta aveva voglia di raccontarsi.
E raccontava di un malessere dffuso, le cui cause accomunano al di la di ogni differenza di sesso, istruzione o regione di provenienza.
La gerontocrazia, la mancanza di un sistema meritocratico, un senso di oppressione culturale, i muri che impediscono sbocchi professionali e creativi, la burocrazia kafkiana, i servizi sociali scadenti o inesistenti nonostante il volume di imposte a cui gli italiani sono sottomessi e non utlima, una specie di accettazione rassegnata del ribaltamento di valori che sembra premiare l’inciucio, il sopruso, la furbizia (ignorante) e il nepotismo.

Ma c’era anche un’altra sensazione che aleggiava nel Salone della Casa degli Italiani. Suggeriva che le cause di questo disagio erano ben lontane dall’essere risolte e che anzi si tenevano ben saldamente aggrappate ad un paese che stavano pian piano ma inesorabilmente facendo sprofondare.

Sarà stato forse per la figura del vegliardo direttore dell’istituto che nel presentare l’evento ha esordito con un “bienvingutse”, in un miscuglio di catalano, castigliano e romanesco che l’ha subito, suo malgrado, identificato con l’istituzione arrugginita, inadeguata e un po’ rozza dalla quale i nuovi emigrati italiani vogliono prendere le distanze.

“Ecco chi ci rappresenta” dice il ragazzo che mi siede a fianco.

Il direttore ha voluto poi difendere l’istituzione criticando la parola “fuga” (di giovani, di cervelli, di risorse) per una più simpatica e pacifica “volontà di integrazione”, come se gli italiani fossero stati improvvisamente colti da uno spirito di fratellanza e solidarietà. (Quanto sono importanti le parole in politica).

Se anche in questo piccolo contesto l’Istituzione non vede (o non vuole vedere) la realtà dei fatti, libri e iniziative come quelle portate avanti da Claudia Cucchiarato, diventano ancora più importanti per diffondere un messaggio essenziale: ce ne andiamo perché vogliamo che ci sia restituito il diritto di vivere in un paese normale.

Scrivete e diffondete le vostre “storie di fuga” su REPUBBLICA, oppure direttamente sul blog di Claudia Cucchiarato, VIVO ALTROVE

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