LA TELEVISIUN

La televisiun la g’ha na forsa de leun
la televisiun la g’ha paura de nisun
la televisiun la t’endormenta cume un cuiun

Ho invitato Sidro a non farsi più le canne al caffè.

Minacciandolo.

Mi ha guardato storto, mantenendo al contempo la sua espressione da cane bastonato. Si è alzato dallo sgabello che ha ormai impressa la sua sagoma, ed è uscito sbattendo la porta.

Lo so, sono stato brusco ma l’ho fatto per lui. E non per moralismo. Vorrei che si sentisse libero di farsi le canne e proprio per questo dovrebbe liberarsi della sua dipendenza.

Paradosso?

È un po’ come in amore. Finché non ci si libera della bramosia che ci attanaglia nel rapporto di coppia, non si potrà mai amare liberamente. E capisco che questo sia molto difficile per alcuni. Impossibile per molti.

A conferma di ciò quando Sidro dopo una mezz’oretta si fa rivedere, è avidamente abbracciato ad un enorme televisore al plasma.

Il messaggio non poteva essere più chiaro. Se abbandono una dipendenza, devo abbracciarne un’altra.

Il che significa due cose:

a)  Non ha nessuna intenzione di abbandonare qualsivoglia dipendenza.

b)  Non ha nessuna intenzione di abbandonare il caffè.

Gli occhi di Lupus strabuzzano alla vista di cotanta meraviglia. Capisco che si sia stancato di far roteare le facce del cubo di Rubik a caso, ma addirittura arrivare a scansare la Gazzetta e alzarsi!

In pochi minuti quei due riescono a vanificare mesi di resistenza e ora quell’apparecchio infame domina dall’alto della parete, di fronte al bancone. Le mie proteste sono vane. Possibile che non abbia alcun potere nel mio stesso locale?

“Stai sempre a parlare”, dice Lupus, “e qui non si vede mai una cazzo di partita”.

Tento di ribadire il concetto rifilato anche al suo compare, questa volta in maniera più netta.

“Ci sono tanti posti dove poter vedere tutte le partite che vuoi. Casa tua ad esempio!”

Ma anche questa esortazione, come la precedente, è stata inghiottita da un buco nero anzi, da uno schermo nero.

Lupus ha già lo sguardo assente tipico dei teledipendenti. E l’apparecchio è ancora spento!

Sidro brandisce il telecomando, posso intravedere un sottile rivolo di bava colargli da un angolo della bocca, il pollice freme sul pulsante in una quasi masochistica attesa e poi… CLIC…

Bruno Vespa. Cambieranno canale. Cercheranno dello sport. O donnine seminude. Niente. Rimangono immobili, ipnotizzati. Sento le gote infiammarsi.

“Eh no. Bruno Vespa no! A tutto c’è un limite.”

Mi lancio sull’apparecchio e stacco selvaggiamente la spina, requisisco il telecomando e in pochi secondi sono già dietro al bancone, sbrigando le mie faccende, come se nulla fosse successo.

Il fatto strano è che sembra così anche per i due teletossici, che rimangono a fissare lo schermo spento in stato catatonico.

Deve passare un po’ di tempo prima che Sidro si produca in un lento movimento della mano a tentoni, forse alla ricerca tattile dello scettro schiavizzante.

Che punto elevato dell’evoluzione umana.

Siamo passati dall’essere schiavi di altri uomini a essere schiavi di oggetti inanimati.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...