PSR 4: Dualismo Capitolino.

Ho un’immagine di me che guardo via Nazionale da Piazza della Repubblica. Un fiume bianco (sporco) che scende verso il centro mentre orde di turisti/salmoni risalgono la corrente. Lungo gli argini, file di panchine dove sostano i senzatetto. I turisti si muovono, i senzatetto no. Queste due forze opposte creano una tensione alla quale non posso sfuggire. Alla quale nessuno può sfuggire.

E mi ricorda che Roma è la città dei contrasti estremi.

Mi butto nel fiume. Palazzo delle Esposizioni è di nuovo ingiallito. Ogni tanto provano a sbiancarlo, ma è come sbiancare i denti di un fumatore. Dura poco. Devio in su per la stradina (di cui non ricordo il nome) che sbocca nella piazza del Quirinale.

Che vista maestosa, ampia, color vaniglia.

È quell’ora poco prima del tramonto in cui i colori saturano. La vaniglia tende sempre più all’arancione.

E siccome non c’è nemmeno una nuvoletta in giro, l’arancione e l’azzurro carico del cielo creano un altro dualismo complementare.

Polizia, carabinieri, esercito, disposti un po’ ovunque di fronte al palazzo. Immobili, come in una una bizzarra esposizione di soldatini.

E proprio mentre gli passo davanti, le statuine cominciano a muoversi. È il rito meccanico del cambio della guardia.

A cosa penseranno mentre eseguono quei movimenti innaturali?

Giù. Di nuovo giù per il teatro Quirino, dove c’è quello splendido edificio (del quale non ho mai saputo il nome) tutto affrescato. Rimango alcuni secondi col naso in sù e la bocca aperta, ma la mia contemplazione è presto disturbata dalla presenza di un omone muscoloso che cammina ondeggiando a gambe larghe e pugni chiusi.

Capelli lunghi, ricci, neri e unti. Muso abbronzato artificialmente con pizzetto disegnato a matita. Canotta bianca mostra muscoli e occhiali da sole simil rayban infilzati tra canotta e peli del petto.

Chissà quale dei due regge effettivamente gli occhiali.

Un paese che trasuda arte e un gretto individuo che suda. Per chi è debole di cuore questi contrasti potrebbero essere fatali. Ricevo un ulteriore colpo quando, allontanandomi dal teatro mi trovo di fronte la sede nazionale del PDL.

Volete uccidermi?

Mi infilo in via del Corso dove la masnada di turisti si scontra con il popolo romano. Non ho più energie per affrontare il conflitto drammatico degli estremi e mi allontano a passo svelto.

Tengo lo sguardo basso, inchiodato all’asfalto. Tutto grigio e uniforme, mi dà un po’ di sollievo.

Raccolgo le energie necessarie per raggiungere il Metro A  di Piazza di Spagna. Mi fermo davanti all’ingresso tirando un profondo sospiro come chi avanza verso la sua condanna. E con espressione di resa, mi lascio inghiottire dal tunnel.

Cover photo courtesy of Tesori di Roma.

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