TERAPIA

La stanza del motel sa di vecchio. L’arredamento è essenziale. Un letto doppio, un armadio a due ante anonimo, senza orpelli, carta da parati verde marcio con motivi floreali, marci anche loro, si direbbe.

Al centro della stanza un UOMO, una DONNA e una SEDIA.

L’UOMO in realtà è un RAGAZZO. Non avrà più di venticinque anni. Esile e sciupato sia nel fisico che nell’abbigliamento. Una camicia di lino stropicciata, pantaloni scuri di quelli comodi, da passeggiata in montagna, con tasconi scuciti e qualche bruciatura di sigaretta. È seduto a cavalcioni sulla sedia, con il petto contro lo schienale, le braccia avvinghiate ai fianchi della DONNA, in piedi di fronte a lui.

Il viso del RAGAZZO affonda placido e sereno sull’addome di lei, come se stesse dormendo su un morbido guanciale.

La DONNA è più matura e ordinata, anche se l’accostamento del maglioncino a colori vivaci con una gonna a tubo arancione la fa scivolare leggermente sul kitsch. Una folta chioma di capelli rossi le scende parzialmente sul volto rotondo, candido, oltraggiato da un trucco esagerato. Anche le labbra, dal disegno perfetto, potrebbero benissimo fare a meno di quel rosso fuoco che le ricopre.

Il RAGAZZO sospira, massaggiando la sua guancia contro il ventre di lei con evidente soddisfazione.

RAGAZZO: Ti amo tantissimo

DONNA: Si anch’io

RAGAZZO: Ti amo tantissimo

DONNA: Si anch’io.

Il ragazzo apre gli occhi lentamente, solleva lo sguardo fino a incrociare quello della DONNA. Sorride. Poi recupera la sua posizione precedente e di nuovo chiude gli occhi. La DONNA guarda dritto avanti a se.

RAGAZZO: Ti amo tantissimo.

DONNA: Si anch’io.

La DONNA appoggia una mano sui capelli neri e stopposi del RAGAZZO, massaggiandoli leggermente. Poi lo avvolge in un abbraccio che vorrebbe essere affettuoso ma risulta meccanico, come se fosse il risultato di un movimento provato più volte e mandato a memoria ma mai assimilato.

Dopo qualche momento si solleva, recuperando la sua posizione precedente. Lo sguardo fisso sui motivi floreali non produce alcuna reazione visibile.

RAGAZZO: Ti amo tantissimo

DONNA: Si anch’io.

Il RAGAZZO affonda ritmicamente i polpastrelli sui fianchi della DONNA, strusciando al contempo il muso sul suo ventre, come farebbe un gatto.

La DONNA perde un po’ della sua concentrazione e fissità, il suo sguardo vaga, esplora la stanza ma senza particolare interesse, come chi aspetta il suo turno dal parrucchiere.

RAGAZZO: Ti amo tantissimo.

DONNA: Si anch’io.

Le parole della DONNA escono lievemente incrinate, un piccolo aumento nella modulazione, ma quanto basta per neutralizzare l’espressione placida del RAGAZZO. È un cambio quasi impercettibile; una vaga contrazione dei muscoli facciali, un tenue abbassamento degli angoli delle labbra, tanto che nemmeno il RAGAZZO stesso sembra esserne cosciente.

RAGAZZO: Ti amo tantissimo.

DONNA: Si anch’io.

Forse per ovviare alla debolezza precedente questa volta le sue parole escono con fin troppo vigore e anticipazione. Di conseguenza risultano forzate, affettate. Istintivamente la sua mano destra, appoggiata allo schienale, si distende rapida sulle spalle del RAGAZZO, mentre con la sinistra, infilata tra i suoi capelli, effettua un leggero movimento del polso che le consente di sbirciare l’ora. Alterna lo sguardo tra l’orologio e il soffitto, come se ne cercasse una connessione. Infine, la sua attenzione viene catturata da una macchia di umidità che parte da un angolo del soffitto espandendosi per una cinquantina di centimetri giù per la parete. Un lembo di carta da parati si è scollato e penzola flaccido come la lingua di una cane.

RAGAZZO: Ti amo tantissimo.

La DONNA si scosta.

DONNA: Tempo scaduto.

Senza aspettarsi alcuna reazione la DONNA si toglie i vestiti. Prima il maglioncino a strisce colorate, poi la gonna e infine la chioma di capelli rossi. Sembravano così naturali.

Il RAGAZZO, confuso dal movimento improvviso fatica a riaprire gli occhi e a dare un ordine preciso all’ oscillare della sua testa, come chi viene svegliato bruscamente da un sonno profondo. Poi, lentamente riemerge alla realtà. Davanti a sè c’è la DONNA. La scruta come uno spettatore inesperto scruterebbe un quadro astratto. Da cima a fondo, da destra a sinistra. La DONNA ha i capelli corti, fini e nerissimi, una canottiera nera aderente e pantacollants neri. Sembra appena uscita da una classe di yoga o da una prova teatrale. Sul pavimento attorno a sé, i resti della sua identità precendente.

RAGAZZO: Il solito?

DONNA: Il solito.

Il RAGAZZO estrae dalla tasca una banconota da 50 euro e la consegna alla DONNA.

La DONNA piega la banconota in quattro e la chiude nella sua mano. Poi alza la testa verso il ragazzo come se le fosse venuto in mente qualcosa da dirgli. Ma non dice nulla e un attimo dopo ha già abbandonato la stanza.

Il RAGAZZO ha ora le braccia incrociate sullo schienale della sedia e non trovando niente di meglio da fare ci affonda la testa dentro.


Cover image: Eternal Idol by Auguste Rodin. Photo by Pierre Vallet.

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