IL MOMENTO PRESENTE

Sarà perché ho appena finito di leggere il libro tibetano dei morti, ma ripenso ad alcune riflessioni che feci qualche anno fa.

Siamo come un fiume che scorre. Tutto ciò che abbiamo fatto influenza ciò che faremo. Ogni azione è figlia della precedente e madre di quella successiva.

Eppure il momento più importante nella vita di qualunque individuo è sempre quello presente.

Qualunque gioia, qualunque dolore, qualunque gloria o sconfitta che riguarda il passato non avrà più nessun valore nella nostra considerazione del momento presente.

Mi spiego.

Mettiamo che l’anno scorso ho vissuto un’avventura bellissima, eccitante, che mi ha fatto sentire veramente pieno e felice. Oggi invece sono caduto dalle scale e mi sono slogato una caviglia.

Riguardo a quello sto provando in questo momento, che io abbia vissuto l’esperienza eccitante e felice dell’anno scorso o meno non fa alcuna differenza. Non posso utilizzarla per lenire il dolore che sento ora o come credito di benessere da riscuotere nel momento del bisogno.

In barba ad ogni film o romanzo sui viaggi nel tempo, la nostra vita è un eterno presente. Passato e futuro sono solo illusioni che dimorano nella nostra mente, proprio come i sogni. I ricordi e le prospettive del futuro possono sostare tra i miei pensieri e in qualche modo influenzare le mie decisioni, ma per quanto mi leghi agli uni e alle altre, l’unica cosa che mi è concessa veramente è vivere ogni istante per se stesso.

Credo perciò che in punto di morte dovremo prestare la massima attenzione affinché quell’istante sia il più felice o quantomeno il meno doloroso possibile. Sarà il nostro ultimo momento presente.

Qualcuno potrà dire: tanto poi sei morto, non ha molta importanza.

Invece fa tutta la differenza.

Pensiamo al peso del finale in un film, in un romanzo o in uno spettacolo teatrale.

Se il finale è buono, anche se lo sviluppo sarà stato mediocre, usciremo soddisfatti. Se invece il finale ci delude, per quanto possa aver avuto un inizio spettacolare o una trama intelligente, rimarremo con l’amaro in bocca.

Perché? Perché è sempre l’ultimo momento quello che conta.

Altro esempio. Pensiamo all’amore.

Vivi una relazione idilliaca per un lungo periodo, poi un giorno, tutto finisce e finisce male.

In quel momento, puoi trovare conforto nel pensare che hai vissuto una storia meravigliosa? Forse più in là, quando anche la fine della relazione albergherà solo nella tua mente come ricordo, ma in quel preciso momento? La risposta è no, perché quello è l’istante in cui sei caduto dalle scale e ti sei slogato la caviglia.

E se una squadra di calcio ha giocato una splendida partita, dimostrando di valere molto di più della squadra avversaria, creando occasioni su occasioni, dominando per novanta minuti, ma subendo un gol al novantunesimo. Nel momento in cui l’arbitro fischia la fine, si rallegrerà del fatto che, comunque sia, ha giocato un’ottima partita o sarà piuttosto abbattuta e incline a maledire ogni santo del paradiso?

A che cosa serve rendersi conto di tutto ciò?

Per quanto mi riguarda serve a ricordarmi il più spesso possibile che la vita è adesso, come cantava Baglioni. Non è nelle fantastiche avventure vissute nel passato e non è nemmeno nei grandiosi progetti del futuro.

Non a caso, gli slogan dei partiti politici includono spesso la parola “futuro”. Sanno che finché una promessa riguarda il futuro rimarrà tale per sempre. È più o meno la stessa promessa che fa la religione istituzionale, rendendola però ancora più appetitosa attraverso un uso sapiente dei sensi di colpa.

Il momento presente, si diceva.

Oggi va molto di moda. Basta andare su Google e digitare “il momento presente” e vien fuori una lista interminabile di testi e video di guru, filosofi, psicologi, maghi, pseudobuddisti, tecnoyogin, tutti più o meno credibili, tutti più o meno capaci di spiegare le grandi virtù e l’importanza fondamentale del presente.

Non è affatto difficile da assimilare a livello mentale, eppure si rivela estremamente arduo da mettere in pratica.

Non ci credi? Basta un piccolo esercizio. Provalo ora. Sei a casa, in ufficio, stai camminando per strada oppure sei sdraiato in un parco. Qualunque cosa stia facendo concentrati su quello.

Mettiamo ad esempio che tu stia camminando per strada. Concentrati sui tuoi passi, osserva la gente che incroci, i negozi, le case, i rumori, la musica che proviene da un balcone etc. Presta attenzione a tutto ciò che i tuoi sensi percepiscono ad ogni singolo istante. Dopo circa trenta secondi e senza rendertene conto la tua mente avrà già preso il volo e comincerà a vagheggiare su passato e futuro: la telefonata che hai ricevuto un’ora fa, la lista della spesa, la lezione di batucada che dovrai cancellare perché ti sei ricordato di un impegno preso in precedenza, il film che hai visto venerdì scorso: “a Giorgia non è piaciuto, ma Giorgia non capisce un cazzo di cinema”. “Ho dato da mangiare a Birillo?”. “Questo Natale me ne andrei in Australia” etc…

Ecco, sono bastati trenta secondi per sfuggire al presente.

Ben inteso, “sfuggire” tra virgolette, perché per quanto ci illudiamo di poter vivere navigando tra i ricordi e fluttuando nei sogni, non possiamo far altro che esistere momento per momento. La nostra frustrazione nasce proprio da questa discrepanza illusione/realtà.

Allora, forse, stare ben attenti e concentrati sul momento presente potrà evitare di farci prendere gol al novantunesimo. Anche perché può darsi che non ci sarà concessa la possibilità di giocare un’altra partita.

Il che, in qualche modo, mi riporta al libro tibetano dei morti.*

Per morire bene bisogna vivere bene.

*Il titolo di questa guida spirituale è un’impropria e sconveniente traduzione occidentale, visto che il concetto di morte nel buddismo tibetano non esiste. Il titolo originale Bardo Thodol significa più o meno: “Liberazione attraverso l’ascolto nello stato intermedio”. Questo perché i versi del libro vengono recitati dal Lama al moribondo (e se necessario per un periodo variabile successivamente alla sua morte) per aiutarlo nella transizione e portarlo alla liberazione.

Cover photo: Section from “Behind Saint-Lazare Station, Paris, France” by Henri Cartier Bresson, 1932.

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