IL MOVIMENTO

Da una parte c’è il movimento, caldo e pulsante. Dall’altra parte la stasi, fredda e rigida.

Forgiamo la nostra esistenza oscillando tra questi due elementi, pendendo ora di qua e ora di là.

Ma che cos’è il movimento se non il tratto caratterizzante della vita stessa? E cosa siamo noi se non pura azione. Anche quando crediamo di essere immobili, il nostro sangue scorre, il nostro respiro ciclico e continuo è una versione in scala ridotta del periodico mutare dei giorni e delle stagioni.

E il nostro cervello? Non è forse anch’esso in costante attività, una fucina permanente di pensieri, idee e immagini? Un flusso ininterrotto che va dalla lista della spesa al sogno più recondito.

Mi sembra quindi una conclusione logica che per abbracciare la vita nella maniera più piena possibile bisognerebbe, perdonatemi la ridondanza, muoversi in direzione del movimento.

Promuovere l’esercizio fisico, incoraggiare il pensiero e il ragionamento, facilitare gli spostamenti e i viaggi.

E allora perché abbiamo orientato la nostra società verso l’estremo opposto?

Abbiamo creato milioni di posti di lavoro che consistono nello stare seduti davanti a un monitor. Creato prodotti ed instillato consuetudini che di fatto appiattiscono l’attività cerebrale (un cervello piatto è molto più facile da calpestare). Abbiamo tracciato confini e frontiere, costruito dogane e barriere, emesso passaporti, visti, permessi di soggiorno, certificati di residenza e di domicilio; insomma, abbiamo innalzato ogni ostacolo possibile al movimento e alla circolazione di idee ed individui.

Perché?

La nostra società attuale potrebbe sopravvivere se, ad esempio, permettesse il libero movimento delle persone?

Credo proprio di no.

Perché col movimento non è possibile il controllo. Non avere residenza, muoversi liberamente da un punto all’altro del globo come le antiche civiltà nomadi significa non poter essere reperibili. Significa essere una saponetta bagnata nelle mani del sistema. Significa crollo delle barriere, inutilità dei confini, inconsistenza di termini come identità nazionale. Significa in definitiva sgretolamento del senso stesso di stato, la cui origine etimologica mi sembra autoesplicativa. Se uno stato non sta, non esiste. Immaginarlo soltanto fa venire il mal di testa a secoli di organizzazione sociale. Eppure mi sembra l’unica utopia in cui possa abitare veramente il termine “libertà”.

In un mondo fatto solo di caravan, carrozze e treni in movimento, non avrebbe più senso dire: “Dove risiedi? Dove ti spedisco le bollette? L’estratto conto? La dichiarazione dei redditi”

Eppure a pensarci bene, avrebbe ancora senso dire:

“Vieni a casa mia?”

Cover photo: Volkswagen Microbus Art.

Annunci

2 pensieri riguardo “IL MOVIMENTO

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...