Elezioni nella Roma antica: imparare dal passato.

Si avvicinano nuove elezioni nazionali, l’espressione più alta della democrazia, secondo alcuni, ma che sta somigliando sempre più a un campionato di calcio a squadre ridotte. Vinciamo, perdiamo, pareggiamo. Ingenui noi che pensavamo all’ elezioni come a uno strumento per poter scegliere dei “rappresentanti” il cui ruolo fosse quello di provvedere al maggior beneficio possibile per la maggior parte dei cittadini: illusi e utilitaristi, che tragedia.

Tolto il velo dell’ingenua illusione, sappiamo ormai da tempo che le elezioni costituiscono solo un penoso teatrino per legittimare il potere, un’intricata oligarchia che mette in scena la finta alternanza al solo scopo di perpetuarsi all’indefinito. Ecco perché quando arriva il terzo incomodo, fastidioso eppure necessario allo spettacolo come un “disturbatore” al Festival di Sanremo, il potere mette insieme tutti i suoi mezzi, politici e mediatici, per farlo fuori. Ma non è questo che mi interessa ora.

Giorni fa riflettevo sull’abitudine curiosa di attribuire un nome latinizzante alle nostre povere leggi elettorali: mattarellum, porcellum, italicum, rosatellum. Come spesso succede, entrarono in gioco le magiche coincidenze che mi misero davanti agli occhi un manuale di cultura classica per le scuole superiori spagnole, scritto dal filologo classico Fernando Lillo Ramonet. In uno dei capitoli, il dott. Lillo descrive come avvenivano le elezioni durante la repubblica romana, integrando la sua spiegazione con alcuni brani tratti dal Commentariolum Petitionis, un manualetto che Quinto Cicerone scrisse al più famoso fratello Marco Tullio in occasione della sua candidatura a console. Il dott. Lillo propone un gioco in cui chiede agli alunni di immaginarsi come candidati della repubblica romana in modo da poter apprenderne requisiti, regole e abitudini.

Riporto qui di seguito alcuni frammenti di quel capitolo che credo possano essere utili non solo a capire da dove veniamo, ma anche per considerare quanto siano inadeguate le nozioni di progresso ed evoluzione nell’etica e nella morale. Forse, potremmo giocare anche noi a creare la nostra legge elettorale ideale. Il nome latino, a questo punto, sarebbe pienamente giustificato.

N.B. le parti in corsivo sono tradotte direttamente da: Fernando Lillo Redonet, Cultura clásica. En las áreas curriculares y en los temas transversales, Madrid, 1999. In parentesi tonda la pagina di riferimento. In parentesi quadra i miei commenti.

 

(p. 128) Presentati alle elezioni come console della Repubblica Romana!

[…]

  1. Il primo passo per iscriverti come candidato. Per prima cosa devi soddisfare i seguenti requisiti:
  • Essere cittadino romano e correttamente iscritto al censimento. [Ricordiamo che donne, stranieri e schiavi non avevano diritto al voto]
  • Aver compiuto 42 anni.
  • Essere ricco, perché l’incarico non è retribuito e dovrai sostenere parecchie spese sia per la campagna elettorale sia dopo, se sarai eletto. [Oggi questo non è più un problema, pagano i contribuenti, ma l’essere ricco rimane un prerequisito importante per accedere ai piani alti della politica].
  • Aver occupato tutti gli incarichi anteriori a quello del console durante la tua carriera politica o cursus honorum. Ovvero, devi essere stato questore, edile e pretore secondo l’età che indica la legge romana. [Insomma, fare la gavetta è un requisito essenziale per poterti candidare, non puoi essere un Trota o una Minetti qualunque]
  • Non svolgere alcun altro incarico. [Conflitto d’interessi risolto]
  • Non essere coinvolto in alcun processo criminale. [No comment]

Immagina di soddisfare tutti i requisiti e di iscriverti come candidato. Pensa ora alla differenza tra i requisiti per essere un console romano e quelli per diventare presidente del consiglio nel nostro paese. […]

(p. 129) Considera inoltre che non fai parte di nessun partito politico come quelli attuali perché allora non esistevano a Roma. L’importante sono le relazioni personali e il tuo prestigio. Devi cercare amici influenti ai quali convenga che tu sia console. Questa è la cosa più importante. [E continua ad esserlo].

 

Prima di iniziare il gioco il dott. Lillo ne ripassa le regole, insegnando ai suoi alunni com’era formato il popolo romano e come si svolgevano le elezioni.

 

  1. Un ripasso al sistema elettorale. Chi elegge il console? Come si vota? Si possono usare tangenti e mazzette?

Il popolo romano veniva diviso in cinque classi in base al potere economico e c’era anche una parte del popolo che rimaneva esclusa da queste classi.

Inoltre, ogni classe era divisa in centurie, per costituire i comizi centuriati che erano poi coloro incaricati di scegliere il console e il pretore [le due massime cariche della magistratura romana n.d.r.]. Le centurie costituivano inizialmente la divisione del popolo romano in unità militari e per questo esistevano centurie di cavalieri, di fanteria e di non combattenti. Questo principio si perse a poco a poco nel tempo però la divisione in centurie e, secondo alcuni, il suo numero, perdurò per molto tempo. Lo schema che presentiamo non è, secondo alcuni autori, del tutto esatto, però ci serve per dare un’idea del sistema.

  • 18 centurie di cavalieri
  • 170 centurie di soldati a piedi (fanteria) divisi in cinque classi:
    • Classe I: 80 centurie
    • Classe II: 20 centurie
    • Classe III: 20 centurie
    • Classe IV: 20 centurie
    • Classe V: 30 centurie
  • Non combattenti: 5 centurie.

Totale: 193 centurie.

(p. 130) Ogni centuria emetteva un solo voto congiunto, dopo aver consultato l’opinione di ognuno dei suoi membri. Per tanto, i voti totali erano solo 193. Se osservi bene, noterai che con le centurie dei cavalieri e delle prime due classi (in totale 118 voti) i ceti più elevati avevano la maggioranza assoluta assicurata. Inoltre, originariamente, si cominciava la votazione con le prime classi sociali e si smetteva di votare una volta raggiunta la maggioranza assoluta, cosicché in molte occasioni le classi inferiori non avevano nemmeno la possibilità di votare. Con il tempo si modificò questo sistema in modo che si necessitassero sempre più classi per raggiungere la maggioranza. Ciononostante quasi sempre il controllo rimaneva nelle mani di coloro che erano economicamente poderosi.

Una tecnica elettorale, poco onorevole se si arriva a scoprire prima del risultato elettorale, consiste nel corrompere qualche centuria votante, affinché decidano di votare per te. La concussione dev’essere fatta tra le centurie delle classi più alte, ovvero, le persone più influenti e ricche. Per questo motivo la tangente, se decidi di usarla, dev’essere di una quantità di denaro elevata. Puoi servirti di alcune persone chiamate in latino divisores, che sono incaricate di dirigersi alle persone che formano le centurie principali e chiedere il voto per te a cambio di una certa quantità di denaro. In caso si arrivi ad un accordo con un gruppo importante che forma la centuria, si deposita il denaro nelle mani del sequester, una persona che lo conserva fino a dopo le elezioni. Una volta comprovato che si è realizzato quanto pattuito, si consegna il denaro ai corrotti. Fai attenzione con i divisores e i sequester perché potrebbero appropriarsi di parte del denaro che gli consegni per la tangente. [Malandrini] Inoltre, tutto deve essere realizzato in segreto, affinché i tuoi rivali non ti accusino di mosse illecite durante la campagna […]

  1. (p. 131) Inizia la campagna: prenditi cura della tua immagine e richiedi personalmente il voto.

Una volta accettata la candidatura, inizia la campagna elettorale che in latino si chiama ambitus, che viene dal verbo ambeo il cui significato è “star dietro a qualcuno per chiedergli qualcosa”. Il sostantivo ambitio designa il fatto che il candidato richiede il voto personalmente. Acquisirà poi un’accezione negativa come mostra la nostra parola “ambizione”.

Durante le elezioni dovrai cambiare la toga e metterti la toga candida, ovvero una toga molto bianca e per questo ti chiameranno candidatus “colui che porta la toga candida”. Questa toga è di un radiante colore bianco in modo che ti si possa vedere da lontano ovunque tu sia. Considera che a Roma, una città dove la vita si fa per strada e non esistono né radio né giornali, l’importante è che la gente ti veda e che ti conosca. L’importante è l’immagine. Inoltre, la gente ti conoscerà per i tuoi successi (politici e militari) e per i favori che hai concesso e che concederai. […]

  1. Il segreto per una buona immagine.

Questi sono i segreti per conseguire l’immagine del candidato perfetto:

  • Anche se non sei di carattere affabile per natura, devi fingere. Presta attenzione ai consigli di Quinto Cicerone in merito:

“…imprimiti nella mente che, quanto non è in te per natura lo devi simulare, così che tu sembri farlo naturalmente. Non ti manca l’affabilità, quella che si addice ad un uomo di carattere buono e dolce, ma in modo particolare ti è necessaria la lusinga, che, anche se nel resto della vita rappresenta un difetto vergognoso, è tuttavia indispensabile in una candidatura. In effetti essa è una colpa, quando adulando rende qualcuno peggiore, ma se lo rende più amico non deve esser tanto biasimata, ed è veramente inevitabile per un candidato, il cui atteggiamento, il cui volto ed il cui linguaggio devono essere mutevoli e devono adattarsi a tutti coloro che incontra (Commentariolum petitionis, XI.2).

Sii generoso e mostrati ricettivo. Prometti tutto ciò che puoi. Leggi attentamente i consigli di Quinto:

  • La generosità, poi, ha un largo campo d’azione: si manifesta nell’uso del nostro patrimonio che, pur non potendo giungere fino alla massa, tuttavia, se è apprezzata dagli amici, riesce gradita alla massa; essa si manifesta nei banchetti, e procura di darli tu e di farli dare ai tuoi amici, sia per invitati presi qua e là che tribù per tribù. […] Procura anche che si possa accedere a te giorno e notte, e che siano aperte non solo le porte della tua casa, ma anche le porte del tuo animo, e cioè il volto e l’aspetto; se esse fanno vedere che il tuo animo si cela e si occulta, importa poco che sia spalancata la porta di casa. […] Pertanto ecco un precetto di facile attuazione: ciò che tu dovrai fare, dimostra che lo farai con zelo e di buon grado; un altro precetto è di più difficile attuazione, e più adatto alle circostanze che a1 tuo carattere: ciò che tu non puoi fare, rifiutalo in modo affabile oppure non lo rifiutare; la prima è una caratteristica di un uomo buono, la seconda di un buon candidato. (C.p. XI 4/5).

Consigli generali e decisivi: sii splendido e scredita i tuoi avversari:

  • Infine abbi cura che tutta la tua campagna elettorale si svolga splendidamente, che sia brillante, grandiosa, popolare, che abbia un aspetto ed un decoro straordinari, ed anche, se è in qualche modo possibile, che sorga nei confronti dei tuoi avversari un sospetto, appropriato al loro comportamento, o di colpa, o di lusso o di sperpero. (C.p. XIII 3)

 

Arte oratoria, decoro, immagine candida, corruzione, promesse, ricevimenti sontuosi, calunnie e discredito degli avversari. Ecco, siamo pronti per vincere le prossime elezioni.

 

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