L’ALIENO

alieno

Quando avevo dodici anni iniziai a scrivere un romanzo di fantascienza che intitolai “Il Sogno Unito”. Parlava di un gruppo di astronauti decisi a ritrovare un loro compagno, scomparso anni prima durante una missione spaziale.

L’idea mi venne leggendo un trafiletto sulla Guida Tv (o era Telesette?), che parlava dell’ESA: Ente Spaziale Europeo.

“Allora gli astronauti esistono anche da noi!”, pensai, convinto fino ad allora, da centinaia di film di fantascienza, che potessero essere solo americani. “E quindi è possibile che gli alieni possano atterrare anche da queste parti?” Logico, no?

La mia storia quindi sarebbe stata tutta europea. Ci misi un francese, un tedesco e uno spagnolo, come nelle barzellette, mentre il protagonista scomparso doveva essere, ovviamente, italiano e trionfante. Gli eventi si aprivano con il comitato spaziale riunito per discutere se acquistare o meno il “MEGA.RI.T.” un mega-ricetrasmettitore in grado di recepire segnali provenienti da molto più lontano rispetto agli altri apparecchi. I grandi capi, come sempre, non erano d’accordo. I fondi erano pochi, il MEGA.RI.T. era costosissimo e la sua utilità tutta da provare. Gli eroi invece insistevano sull’importanza del suo acquisto. Ultimamente avevano ricevuto alcuni strani segnali, ma troppo deboli per essere interpretati dai loro strumenti. Per qualche ragione, che ora non ricordo, pensavano si trattasse di un tentativo del loro amico perduto di mettersi in contatto con loro…

Poi un giorno (o forse il giorno stesso), non andai più avanti con la storia.

Mettete un ragazzino di dodici anni che non si chiami Giacomo Leopardi davanti alle alternative:

a)  Scrivere.

b)  Scendere in cortile a giocare a pallone con gli amici.

Non c’è STORIA.

Ecco, se ripenso a quel primo tentativo di scrivere e al percorso sempre mutevole ed inconsueto che ha seguito la mia esistenza, non posso che identificarmi un poco con quel personaggio perduto nello spazio. Un terrestre che capita in mondi sconosciuti, che esplora, che si adatta, ma non appartiene mai veramente a nessun luogo.

Un alieno al contrario insomma, ma pur sempre un alieno.

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